Il rischio spiegato prima degli strumenti: perché invertiamo l'ordine
Quasi tutti i programmi cominciano da cosa si può comprare. Il nostro comincia da quanto si può perdere — e le ragioni sono tre, nessuna delle quali è di stile.
L'ordine consueto e perché non lo seguiamo
Apri un manuale sui mercati finanziari, un canale divulgativo o il programma di un corso qualsiasi. Nella grande maggioranza dei casi la sequenza è questa: prima si presentano gli strumenti disponibili, poi si spiegano alcune tecniche per usarli, e verso la fine compare un capitolo sulla gestione del rischio, spesso più breve degli altri.
Il programma di Innzuy inverte questa sequenza. Il modulo 01 è dedicato alla perdita massima accettabile e al dimensionamento della posizione, e non nomina un solo strumento finanziario. Gli strumenti arrivano al modulo 05, quando è già stato stabilito il quadro entro cui verranno descritti.
Le tre ragioni dietro questa scelta, con un esempio numerico. Il testo è didattico e descrittivo: non contiene raccomandazioni su strumenti finanziari, non indica momenti di ingresso o uscita e non valuta posizioni individuali.
Prima ragione: è l'unico numero che controlli
Di tutte le grandezze in gioco quando si guarda a un mercato, quasi nessuna dipende da te. Non decidi il prezzo, non decidi la volatilità, non decidi quando arriverà una notizia. C'è però una quantità che stabilisci interamente tu, prima ancora di aprire qualsiasi schermata: quanto sei disposto a perdere.
Cominciare da lì significa cominciare dall'unica parte del problema che è sotto il tuo controllo. È anche una grandezza che si calcola con l'aritmetica delle scuole medie, senza bisogno di conoscere nulla di finanza — il che la rende un punto di partenza accessibile a chiunque, indipendentemente dal livello iniziale.
Se non sai dire in euro quanto sei disposto a perdere, ogni discorso successivo poggia sul vuoto.
Seconda ragione: cambia la funzione del rischio
Chi impara prima le tecniche e poi il rischio tende a percepire quest'ultimo come un vincolo: qualcosa che limita ciò che avrebbe voluto fare, e che quindi si è tentati di allentare quando dà fastidio. Chi lo impara per primo lo percepisce come un parametro di progetto: il numero da cui discendono tutte le altre scelte.
La differenza sembra psicologica ed è invece operativa. Nel primo caso la domanda è «quanto posso guadagnare, e quanto rischio devo accettare per farlo». Nel secondo è «dato che posso perdere al massimo questa cifra, che cosa posso fare». Le due domande producono decisioni diverse, e la seconda produce decisioni più facilmente verificabili a posteriori.
Terza ragione: è vocabolario che non invecchia
Le mode operative cambiano. I nomi degli strumenti cambiano, le piattaforme cambiano, i prodotti che vengono offerti alla clientela al dettaglio cambiano — e cambiano anche le regole che li disciplinano. Il vocabolario del rischio, invece, è piccolo e stabile: perdita massima, dimensione della posizione, esposizione, effetto della leva.
Si impara in quattro settimane e resta valido. È il motivo per cui, quando riscriviamo una lezione, il modulo 01 è quello che tocchiamo meno di tutti: non perché sia intoccabile, ma perché il suo contenuto non dipende da ciò che è di moda in un dato anno.
Un esempio, in aritmetica
Nel primo modulo si lavora su calcoli di questo tipo, senza riferimento ad alcuno strumento specifico.
- Perdita massima accettabile
- Una cifra in euro che decidi in anticipo e che non dipende dal mercato. Nel corso la si scrive prima di qualsiasi esercitazione, e la si rilegge alla fine per verificare se è rimasta la stessa.
- Distanza di protezione
- La differenza fra il prezzo a cui si entra e la soglia oltre la quale si esce. Espressa in percentuale, permette di ricavare la dimensione della posizione compatibile con la perdita accettata.
- Dimensione della posizione
- Si ottiene dividendo la perdita accettabile per la distanza di protezione. È una divisione, non una strategia: il punto del modulo è che questo numero non si sceglie, si calcola.
- Effetto della leva
- Moltiplicatore che amplifica sia il risultato sia la perdita rispetto al capitale impegnato. Il modulo ne descrive il funzionamento e le avvertenze applicabili alla clientela al dettaglio, senza suggerirne l'uso.
Chi ha fatto questo calcolo un paio di volte si accorge di una cosa che sorprende quasi tutti: con una perdita accettabile ragionevole, le dimensioni che ne risultano sono molto più piccole di quanto ci si aspettasse. È un'informazione scomoda e va data all'inizio, non alla fine.
Il costo di questa impostazione
C'è un prezzo da pagare, e va detto: nel primo mese non si fa nulla che assomigli a operare. Non ci sono grafici da guardare, non ci sono scenari da provare, non c'è la sensazione di stare imparando qualcosa di utilizzabile subito. Chi si iscrive cercando quella sensazione troverà il corso deludente, ed è meglio che lo sappia prima del pagamento invece che dopo.
Chi invece regge quelle quattro settimane arriva al modulo sugli strumenti con una domanda diversa in testa. È l'unico risultato che possiamo ragionevolmente promettere: non un esito sui mercati, che non dipende da noi, ma un cambiamento nell'ordine delle domande. Il resto del programma è descritto nella pagina dei nove moduli.